"Things Change" - Inland Sea.

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 Paolo, chirurgo di giorno e leader degli Inland Sea di sera

Di giorno lavora come chirurgo. Bisturi, analisi, assistenti, suture. Ma la sera appende il camice bianco e impugna chitarra acustica e microfono. È Paolo Spada, 40 anni, medico di giorno e leader degli Inland Sea di sera. Una vita spesa a studiare medicina e a sbizzarrirsi sul pentagramma. Tanto che la sua passione ora è diventata un cd.
A produrlo è la casa discografica Palbert music, che ha la sede in via San Maurilio, all'ombra dai giganti della discografia: la Sony in via Amedei, la Emi in San Babila, la Universal in via Dante. E, proprio nel periodo in cui le grandi case discografiche barcollano sotto i colpi di Internet, la Palbert punta sui giovani e rilancia. Nasce così «Things Change», cd milanese al cento per cento ma cantato in inglese, ora in vendita anche su iTunes. «La sera - spiega Paolo Spada - quando torno a casa dopo una giornata di lavoro, mi ritrovo a pensare, nella penombra di una stanza, alle emozioni vissute durante il giorno: solo la musica può esprimere la sofferenza del mondo e l'indifferenza delle persone al dolore degli altri».
L'esigenza è quella di esprimere la sofferenza che tutti i giorni gli passa davanti, ma anche quella che ognuno di noi vede in televisione, sui giornali, sui manifesti delle Onlus che ci ricordano la disperazione di luoghi che sembrano lontanissimi. «Siamo come anestetizzati dal male - racconta Paolo, che da anni studia chitarra classica e scrive musiche e testi delle canzoni - siamo talmente presi dalla frenesia, da non riuscire nemmeno a fermarci a pensare a quello che ci accade intorno. Con la mia musica rivendico la necessità di momenti di pace, di solitudine, di libertà».
Il sound della band, caratterizzato da un'impronta unplugged (la chitarra acustica, la viola), modula sonorità mediterranee con la tradizione melodica della musica pop- rock anglosassone. La band è composta anche da Simone Puzzolo alla viola, Giorgio Poletto alle tastiere, Mattia Fumagalli, giovane filosofo, alla batteria, e Nicola Michetti, polistrumentista ed esperto di arrangiamento e sound engineering, al basso.

  



Rockit

“Things Change”, seconda fatica in studio per gli Inland Sea, conferma le piacevoli sensazioni dell’esordio. Suoni caldi ed atmosfere mediterranee prevalgono per tutto il disco, realizzando, come già era stato nel 2008, un lavoro omogeneo e dal piacevole intento passionale. Una tendenza al suono armonico e corposo che si lascia tuttavia accostare, in questa occasione, da una diversa ricercatezza melodica e da un maggior senso del rock.

Raffinatezza e buon gusto musicale caratterizzano queste undici tracce, giocate costantemente sul filo di un rimando anglofilo intelligente e ben pensato. Le strutture, ariose (”Love songs”) e radiofoniche (”In the air”), si costruiscono nell’incontro tra il cantato pulito di Paolo Spada e le belle prestazioni strumentali della band, sempre puntuali e capaci di riempire l’ascolto con un suono morbido ed elegante. Atmosfere introspettive ed evocative si alternato a tratti più spiccatamente folk-pop, realizzando, in modo finalmente completo, un disco apprezzabile per qualità e fattura. Da applaudire “Come to me now”, il pezzo più rappresentativo ed indubbiamente quello che, senza nascondere alte pretese, riesce ad esprimere meglio le potenzialità del gruppo milanese. Nel complesso un album melodico, radiofonico, sdolcinato quanto vi pare. Ma indubbiamente sopra la media.

Alex Urso, Rockit, 18 Ottobre 2010


Outune.net

Melodie raffinate ed uno spiccato senso armonico fanno del debut album dei nostrani Inland Sea uno dei migliori episodi italici del 2010.
Things Change è il biglietto da visita di cinque musicisti la cui lampante abilità d’arrangiamento esalta una mixture di pop rock anglofilo e di grandi melodie tipiche dello stivale.

Guidati dalla voce al velluto di Paolo Spada, personaggio dal cantato morbido e dalla composizione sincera, gli Inland Sea hanno l’intelligenza ed il buon gusto di non tralasciare l’aspetto delle liriche, conferendo a queste un’importanza pari a quella musicale.
Un plauso doveroso per questo aspetto, quasi sempre sottovalutato o posto in secondo piano.
Ecco pertanto che Heaven is lost si rivela un crescendo d’emozioni racchiuso in una manciata di accordi e parole, mentre la storia di Michael e Sarah è una lettera a cuore aperto a chiunque tenga dentro di sè più di quanto il proprio guscio consenta.

Un insieme di tracce cantabili, dove spiccano anche Come to me now e Flies don’t bother, capaci di dipingersi subito o quasi nella mente dell’ascoltatore, ma che mai strizzano l’occhio maligno ad una posizione nelle charts. Un’ode alla pace interiore. Uno schiaffo in faccia alla frenesia lavorativa di tutti i giorni.

Riccardo Canato, Outune.net, 19 Luglio 2010

 

 

 

Music Reviews

 

Armonie soavi, coloriture sonore accurate e maturità. Queste sono le caratteristiche che spiccano ad un primo ascolto di THINGS CHANGE nuovo album degli Inland Sea.
C’è chi per rendere più elaborato il proprio modo espressivo finisce per arenarsi nelle secche della banalità e del “già sentito”; e chi, come gli Inland Sea riescono con soluzioni armoniose e delicate ad affermarsi, paradossalmente, con forza nel panorama musicale italiano.
Il gruppo si è formato nel 2004 ma ascoltando il prodotto di grande pregio musicale da loro proposto, questi ragazzi di Milano sembra che calchino i palchi da molto più tempo:
ballate soffici, atmosfere intime, melodie definite fanno di things change una raccolta musicale dotata del dono della grazia e della assoluta orecchiabilità.
Sebbene siano un gruppo indipendente questi ragazzi sono decisamente pronti per un pubblico generalista, e la riprova è il fatto che sono riusciti ad ottenere ottimi riscontri di vendita , arrivando sino al 5° posto della classifica Alternative di Itunes.
Decisamente da hit è HEAVEN IS LOST ballata lenta e riflessiva, talmente bella che quasi dispiace che finisca.
Personalmente trovo molto interessanti anche:
COME TO ME NOW e TALK ABOUT LOVE, dal ritmo morbido e fresco
THE RAIN OF WORDS e IN THE AIR dotate di un certo spessore emozionale
THE DANCE, dalle sonorità orientaleggianti
KING OF THE ROAD, la loro proposta più ritmata dove le chitarre si lasciano andare in riff giocosi
FLIES DON’T BOTHER , cantata con travolgente passione
Insomma un prodotto che può trovare sicuramente l’approvazione di molti.
Quando penso a Milano, penso al posto dove vedere ripagata la mia voglia matta di shopping; ma ora, dopo aver ascoltato questo disco, sarà anche la città dove accontentare la mia voglia di ascoltare la buona musica .
Presenza assicurata al vostro prossimo live !!!
By Clelia, Music Reviews 2.0, 23 Giugno 2010
 untitledbm2Beat Magazine Score: 7/10
Il suono della band, caratterizzato da un’impronta unplugged (chitarra acustica e viola) modula sonorità mediterranee con la tradizione melodica della musica pop rock anglosassone. Dallo stile anglosassone e completamente in lingua inglese, la qualità del suono e attenzione scrupolosa per le vibrazioni, vero punto fermo per la scrittura dei pezzi, caratterizzano questa band. Pensiero libero e visionario, atmosfere nebbiose e brezze leggere si fondono in un racconto che è prima di tutto un viaggio alla scoperta delle emozioni. Suoni ricercati dipingono paesaggi onirici, espressioni, volti e stati d’animo inquieti in una sonorità che è prima di tutto istinto e abbandono alle note. (E.F.)
Beat Magazine, n° 49 Giugno 2010
 rockitRockit (cd-demo “Inland Sea”, 2008)
Lo sottovaluti, lo credi di poco conto a dargli un ascolto veloce. Ma un libro non lo si giudica dalla copertina, e allora ecco che dopo una ventina di giorni in mistica solitudine sulla mia scrivania, questo primo omonimo degli Inland Sea si rivela un’esplosione unica di sentimenti e musiche.
Dieci brani che sono un tributo al mare, al silenzio, all’intimo, alla tempesta e alla quiete che una musica sa trovare all’interno di ognuno di noi. Sonorità e atmosfere mediterranee compongono un transfert emotivo potente quanto gentile e delicato. “You’re Gone”, “Water In Your Well”, “The Rain Words”: tutto danza in modo profondo e passionale, sulla necessità fisica e mentale di viaggiare. Chitarra, viola, percussioni. Un disco tra l’acustico ed il vagamente pop, figlio di una terra di mezzo, immaginaria, visionaria. Un’isola piccola ed una palma alta al suo centro: intorno il mare, distante secoli dal fragore di odierne babilonie caotiche e globali.
By Alex Urso, Rockit, Gennaio 2009

 

 

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