"Things Change" - Inland Sea.
Melodie raffinate ed uno spiccato senso armonico fanno del debut album dei nostrani Inland Sea uno dei migliori episodi italici del 2010.
Things Change è il biglietto da visita di cinque musicisti la cui lampante abilità d’arrangiamento esalta una mixture di pop rock anglofilo e di grandi melodie tipiche dello stivale.
Guidati dalla voce al velluto di Paolo Spada, personaggio dal cantato morbido e dalla composizione sincera, gli Inland Sea hanno l’intelligenza ed il buon gusto di non tralasciare l’aspetto delle liriche, conferendo a queste un’importanza pari a quella musicale.
Un plauso doveroso per questo aspetto, quasi sempre sottovalutato o posto in secondo piano.
Ecco pertanto che Heaven is lost si rivela un crescendo d’emozioni racchiuso in una manciata di accordi e parole, mentre la storia di Michael e Sarah è una lettera a cuore aperto a chiunque tenga dentro di sè più di quanto il proprio guscio consenta.
Un insieme di tracce cantabili, dove spiccano anche Come to me now e Flies don’t bother, capaci di dipingersi subito o quasi nella mente dell’ascoltatore, ma che mai strizzano l’occhio maligno ad una posizione nelle charts. Un’ode alla pace interiore. Uno schiaffo in faccia alla frenesia lavorativa di tutti i giorni.
Riccardo Canato, Outune.net, 19 Luglio 2010
Armonie soavi, coloriture sonore accurate e maturità. Queste sono le caratteristiche che spiccano ad un primo ascolto di THINGS CHANGE nuovo album degli Inland Sea.C’è chi per rendere più elaborato il proprio modo espressivo finisce per arenarsi nelle secche della banalità e del “già sentito”; e chi, come gli Inland Sea riescono con soluzioni armoniose e delicate ad affermarsi, paradossalmente, con forza nel panorama musicale italiano.Il gruppo si è formato nel 2004 ma ascoltando il prodotto di grande pregio musicale da loro proposto, questi ragazzi di Milano sembra che calchino i palchi da molto più tempo:ballate soffici, atmosfere intime, melodie definite fanno di things change una raccolta musicale dotata del dono della grazia e della assoluta orecchiabilità.Sebbene siano un gruppo indipendente questi ragazzi sono decisamente pronti per un pubblico generalista, e la riprova è il fatto che sono riusciti ad ottenere ottimi riscontri di vendita , arrivando sino al 5° posto della classifica Alternative di Itunes.Decisamente da hit è HEAVEN IS LOST ballata lenta e riflessiva, talmente bella che quasi dispiace che finisca.Personalmente trovo molto interessanti anche:COME TO ME NOW e TALK ABOUT LOVE, dal ritmo morbido e frescoTHE RAIN OF WORDS e IN THE AIR dotate di un certo spessore emozionaleTHE DANCE, dalle sonorità orientaleggiantiKING OF THE ROAD, la loro proposta più ritmata dove le chitarre si lasciano andare in riff giocosiFLIES DON’T BOTHER , cantata con travolgente passioneInsomma un prodotto che può trovare sicuramente l’approvazione di molti.Quando penso a Milano, penso al posto dove vedere ripagata la mia voglia matta di shopping; ma ora, dopo aver ascoltato questo disco, sarà anche la città dove accontentare la mia voglia di ascoltare la buona musica .Presenza assicurata al vostro prossimo live !!!By Clelia, Music Reviews 2.0, 23 Giugno 2010
Beat Magazine Score: 7/10 Il suono della band, caratterizzato da un’impronta unplugged (chitarra acustica e viola) modula sonorità mediterranee con la tradizione melodica della musica pop rock anglosassone. Dallo stile anglosassone e completamente in lingua inglese, la qualità del suono e attenzione scrupolosa per le vibrazioni, vero punto fermo per la scrittura dei pezzi, caratterizzano questa band. Pensiero libero e visionario, atmosfere nebbiose e brezze leggere si fondono in un racconto che è prima di tutto un viaggio alla scoperta delle emozioni. Suoni ricercati dipingono paesaggi onirici, espressioni, volti e stati d’animo inquieti in una sonorità che è prima di tutto istinto e abbandono alle note. (E.F.) Beat Magazine, n° 49 Giugno 2010
Rockit (cd-demo “Inland Sea”, 2008) Lo sottovaluti, lo credi di poco conto a dargli un ascolto veloce. Ma un libro non lo si giudica dalla copertina, e allora ecco che dopo una ventina di giorni in mistica solitudine sulla mia scrivania, questo primo omonimo degli Inland Sea si rivela un’esplosione unica di sentimenti e musiche.Dieci brani che sono un tributo al mare, al silenzio, all’intimo, alla tempesta e alla quiete che una musica sa trovare all’interno di ognuno di noi. Sonorità e atmosfere mediterranee compongono un transfert emotivo potente quanto gentile e delicato. “You’re Gone”, “Water In Your Well”, “The Rain Words”: tutto danza in modo profondo e passionale, sulla necessità fisica e mentale di viaggiare. Chitarra, viola, percussioni. Un disco tra l’acustico ed il vagamente pop, figlio di una terra di mezzo, immaginaria, visionaria. Un’isola piccola ed una palma alta al suo centro: intorno il mare, distante secoli dal fragore di odierne babilonie caotiche e globali.By Alex Urso, Rockit, Gennaio 2009
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